Monteroberto – Da vedere

Caratteristico borgo medievale, Monte Roberto si presenta munito da una cinta fortificata che risale al XIV-XV secolo, in parte restaurata, e che conserva ancora tutto il suo fascino. 
L’anello edilizio, di forma ovale allungata, ha un circuito quasi continuo, intervallato da quattro torri: sul torrione ad occidente vi è la cosiddetta “Sala del Trono” le cui decorazioni risalgono alla prima o seconda decade dell’Ottocento. Fra gli edifici religiosi, quello più interessante è l’abbazia di Sant’Apollinare, situata nella frazione di Pianello, probabilmente la più antica fra le abbazie nel territorio della Vallesina. 
Nel centro storico si trova la chiesa Parrocchiale di San Silvestro, ricostruita sulla originaria struttura quattrocentesca nella seconda metà del XVIII secolo su progetto dell’architetto Mattia Capponi, di Cupramontana. 
Conserva dal 1828, provenienti da una chiesa di Jesi, una cantoria e due coretti in legno decorato e scolpito realizzati verso il 1710 dallo scultore cuprense Angelo Scoccianti. 
Vi è inoltre un Crocifisso ligneo del XVI-XVII secolo, per cui è stata avanzata l’ipotesi di una provenienza dalla scuola di Donatello. La piccola chiesa di San Carlo, un tempo proprietà della Confraternita del Santissimo Sacramento, risale al XVII secolo ma è stata ricostruita durante l’Ottocento: conserva al suo interno due tele di Antonino Sarti. Dell’Ottocento, di stile neoclassico, è Villa Salvati, che si trova a Pianello.

ABBAZIA DI SANT’APOLLINAREs.apollinare.gif (17053 byte)
E’ con tutta probabilità la più antica abbazia della Vallesina; la sua origine si può far risalire a prima del mille e collegata alla primitiva immigrazione di monaci nella valle dell’Esino.
La dedicazione a S. Apollinare, vescovo di Ravenna, è un eco del dominio ravennate-bizantino del VI-VII secolo in un territorio divenuto poi zona di confine tra bizantini e longobardi.Conobbe il massimo splendore nei secoli XII-XIV, mentre nel Quattrocento iniziò un lento decadimento.Da allora non mancarono interventi che cambiarono il volto dell’antica struttura. Solo in tempi più recenti, nel 1968 e nel 1973, più oculate operazioni di restauro hanno fatto recuperare all’abbazia l’autentica fisionomia romanico-gotica. L’affresco absidale del 1508, scoperto durante i lavori di restauro e recuperato nel 1974 togliendo un sovrastante dipinto ad olio del secolo XVIII, è stato attribuito ad Arcangelo di Andrea di Bartolo da Jesi (+1518).
IL CASTELLO
Le mura castellane risalgono al sec. XIV-XV; in parte restaurate conservano ancora il loro fascino, alcuni tratti caddero durante il terremoto del 1741.
L’anello edilizio, di forma ovale allungata ha un circuito quasi continuo, sui torrioni e sulle mura sono state realizzate in tempi più recenti civili abitazioni. 
Sul torrione ad occidente c’è la cosiddetta “sala del trono” le cui decorazioni risalgono alla prima o seconda decade dell’ottocento.
VILLA SALVATI
In stile neoclassico, fu costruita nel primo e secondo decennio dell’ottocento su progetto dell’architetto romano Giuseppe Camporesi (1763-1822).
Il cippo militare all’inizio del maestoso viale di tigli che introduce alla Villa reca la data del 1828.
Attualmente è sede dell’Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura “Serafino Salvati”, succeduto alla Scuola Pratica di Agricoltura voluta per testamento nel 1923 da Serafino Salvati.
Soffitti affrescati, una splendida volta a botte con stucchi, colonne in stile ionico, una scenografica scala le danno un tocco di autentica eleganza.
teatrob.gigli.gif (77946 byte)teatro b.gigli
Una elementare struttura teatrale a Monte Roberto risale al 1816.
In un primo tempo non un vero e proprio edificio teatrale, ma la definizione di un palco e delle panche nella sala principale della casa del Governo.
L’iniziativa fu di pochi nobili del paese per il sostegno della spesa.
Lo spazio destinato al teatro è di modeste dimensioni.
La pianta è impostata su una curva troncata alle estremità dal boccascena.
Lungo la curva sono disposte le colonne di sostegno del ballatoio. 
Il primo progetto, poi modificato con il restauro del 1920, presentava un sistema di palchetti di legno incastrati fra le colonnine. 
Le colonne erano in mattoni rivestite di legno, poi sostituite da colonnine di legno dipinto. 
Il ballatoio era suddiviso in palchetti scoperti. Da sottolineare un dato interessante e cioè l’originalità dell’impostazione di questo teatro che non ricalca i canoni del teatro all’italiana, ma piuttosto quelli della sala alla francese, tenuto conto che la costruzione avvenne durante il periodo napoleonico, ma la scelta di questo impianto architettonico alla francese è dovuto anche al fatto che, appunto come in Francia, la sala doveva essere polivalente, dotata di attrezzature semplici ed equivalenti per ogni destinazione d’uso, così da consentire una agevole trasformazione. 
Anche la struttura a ballatoio, con i palchetti separati da ringhiere richiama gli stilemi francesi così diversi dalla struttura italiana con i palchi ad alveare.
Aggiornato: 25/11/2008 15:53:37
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